la rosa e la spina


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8 0ttobre 2011

Appunti e riflessioni

8 0ttobre 2011 - Roma, manifestazione nazionale dei lavoratori pubblici e della conoscenza, organizzata dalla C.G.I.L.

8 0ttobre 2011, partenza ore 5,30 - Piazzale Iveco, Via Volturno, Brescia.
Direzione: Roma, manifestazione nazionale dei lavoratori pubblici e della conoscenza, organizzata dalla C.G.I.L.
Sul pullman ci sono Paola, Anna con il marito, Fernanda ed io.
Siamo colleghe, col tempo siamo anche diventate amiche. Lavoriamo nella stessa sede ma in uffici diversi. Paola la conosco dalla fine degli anni 80 inizio anni 90, corretta, coerente, oggi molto arrabbiata.
Siamo lavoratrici del pubblico impiego, settore al quale la manovra finanziaria ha tagliato risorse, facciamo parte, purtroppo, del famigerato arcipelago dei fannulloni, quel variegato mondo che il ministro Brunetta, in questi ultimi tempi, senza ritegno, ha pubblicamente disprezzato, irriso, dileggiato.
Ma noi, l'etichetta di fannullone, non ce la sentiamo addosso, la rifiutiamo con tutta la forza che ci appartiene. Ci piace lavorare, il nostro lavoro lo facciamo con passione, il cittadino, per noi è la centralità del servizio, è da lui che riceviamo le soddisfazioni maggiori.
Questa volta, non abbiamo esitato, ci siamo guardate dritte negli occhi e ci siamo dette: "dobbiamo esserci, non possiamo rimanere a guardare …"
Lavoro pubblico, bene comune per l'intera collettività, un bene da anni attaccato ferocemente dal governo Berlusconi e dal suo ministro. Un governo che ha tagliato le risorse destinate ai servizi pubblici, ha privatizzato i servizi esternalizzandoli, svenduto il patrimonio, snaturato la Costituzione, minato le regole della convivenza civile e aumentato a dismisura le disuguaglianze. Un governo che ha bloccato i contratti, strumentalizzato e piegato ai propri fini le leggi, tagliato le retribuzioni, saccheggiato il trattamento di fine lavoro, bloccato le assunzioni, licenziato i precari, affossato lo stato sociale, impoverito i servizi pubblici, tassato a dismisura i redditi fissi, aumentato l'età pensionabile alle donne, un governo che ha favorito l'evasione, l'elusione, la corruzione, incoraggiato e alimentato meccanismi di guerra
tra poveri …
Con noi, c'è mia figlia Francesca, è con l'organizzazione della Camera del Lavoro di Brescia, si è addormenta all'istante, appena salita sul pullman, si sveglierà solo alla prima sosta. Io, Paola, Fernanda e Anna nonostante la levataccia mattutina, non abbiamo sonno, seguitiamo a parlare, parlare, parlare ... Sono tante le cose che ci dobbiamo liberamente dire, atteggiamenti, comportamenti, condivisione, segni di ritrovata solidarietà, ma anche parole di troppo, barriere di silenzio, modi di agire che si piegano all'ordine delle cose. Cosa possiamo fare? Come ci possiamo rifiutare? Perché vi agitate? Sono questi i ritornelli che echeggiano in ufficio … Noi non ci stiamo, sentiamo il bisogno di dissentire, di esprimere il nostro pensiero … Abbiamo taciuto, forse anche troppo …
Ho portato con me alcuni cartelli colorati, li abbiamo appesi alla schiena, sul mio ho scritto: "Diritti per tutti, anche per chi oggi, non è qui", Paola ha scritto: "E adesso basta!", Anna sul suo "Non voglio più pagare per questo stato che mi ha derubato". Fernanda ha legato al suo zainetto un fazzoletto rosso.
Siamo a Roma, piazza della Repubblica, migliaia i manifestanti. Ventimila, dirà la cronaca. Tra le prime file, uno striscione recita "Un paese senza memoria è un paese senza futuro", un altro striscione "L' état c'est moi".
Sono migliaia le bandiere rosse della C.G.I.L. provenienti da tutto il Paese, palloncini colorati, striscioni, cartelli, fischietti, musica assordante: bella ciao, è la canzone fischiettata per la maggiore.
Il corteo sfila con fatica ma con ordine, destinazione: Piazza del popolo.
Numerosi gli interventi dal palco.
Ai lati del palco sventolano due manifesti giganti: "Senza il servizio pubblico sei privato dei tuoi diritti, senza diritti c'è meno sanità, meno scuola, meno lavoro, meno dignità, meno stato sociale!"
Tra la folla molti gli insegnanti che espongono cartelli indicanti il numero degli studenti educati, sulle magliette bianche che indossano, in primo piano fa bella mostra la scritta: "Sono stato io a dargli una prospettiva".
… Non ci rassegniamo a vedere espropriato il paese da una persona che pensa che mantenere il suo potere sia un elisir di lunga vita, dice il segretario generale della C.G.I.L. Susanna Camusso, con riferimento implicito al presidente del Consiglio …
… "Non ci rassegniamo a vedere i giovani esclusi dal mondo del lavoro, fuori dalla società, lontano dalle scelte".
… "Non ci rassegniamo a cancellare la parola futuro dal nostro agire, perché sappiamo che per avere un oggi e un domani, abbiamo bisogno di sanità, di scuola, di ricerca, di servizi, di tutto ciò che fa di noi un cittadino".
"Non ne possiamo più, se ne vada ora, perché ogni giorno che passa abbiamo un problema in più" ha continuato. Non ci rassegniamo all'idea che per governare il Paese serva chi ha governato un'azienda, chi si fa confezionare leggi ad personam solo per avere assoluzioni.
Ma la Camusso, l'accento lo pone con forza su concetti quali "dignità e rispetto", rispetto per le donne, perché ancora, dice: "Non ci rassegniamo al fatto che venga continuamente violato il corpo delle donne, la loro mente, il loro futuro, la loro dignità. Noi pensiamo che deve esserci un altro linguaggio, un altro modello, un altro modo di essere. Per noi, divise come quella di una poliziotta o di una infermiera, vanno rispettate perché rappresentano la dignità di una persona che lavora".
Partono gli applausi, sventolano le bandiere, rullano i tamburi.
La Camusso è con noi, vibra la sua voce, avvertiamo le corde della sua passione.
L'emozione mi sale alla gola, sventolo con forza la mia bandiera.
E ancora: "Portateli in piazza i bambini, fategli sentire il calore della socializzazione, non temete la piazza, fategliela conoscere, fategliela vivere".
Alla metropolitana dell'Anagnina, sulla strada del ritorno, i tornelli d'accesso sono chiusi, non si passa. Dovremmo pagare il biglietto d'ingresso … Parte un coro unanime, "Compagni dai campi e dalle officine, prendiamo la falce, prendiamo il martello, scendiamo giù in piazza, picchiamo con quello, scendiamo giù in piazza, forziamo il sistema … e voi gente perbene che pace cercate, la pace per far quello che voi volete …" i tornelli si spalancano, i biglietti non servono.
E' stata una giornata impegnativa ma bella, molto bella, un'iniezione di speranza.
In piazza ho persino ballato, cantato, non capitava da tempo.
Mia figlia è felicemente sorpresa. Ironizza, mi prende in giro, dice che non mi riconosce e che lo racconterà a papà. Non sono infastidita, mi ha fatto piacere condividere anche con lei questo momento, un'esperienza collettiva che in qualche modo, contribuisce a rafforzare il legame personale.
Siamo nuovamente sul pullman, viaggio di ritorno, destinazione Brescia.
Un anziano signore dice che la fine di Berlusconi è vicina, esordisce con battute non sempre simpatiche, calca la mano, esagera, persino troppo. Conclude con la battuta peggiore: "Se Berlusconi a Pietroburgo ci lascia le penne, festeggeremo in suo onore, indiremo in sua memoria, un anno di bunga-bunga!".
Sorrido alla prima battuta, la seconda la ritengo di troppo, alla terza sono infastidita, così le amiche. Leggo, sul filo del pensiero, una certa compiacenza maschilista, sono amareggiata, anche nella C.G.I.L. gli atteggiamenti maschilisti, ahimè, non
mancano …
Penso che con probabilità presto di Berlusconi ci libereremo, ma per dissolvere la becera cultura che la sua politica ha seminato, non basteranno anni e bisognerà ripartire, ricucire, ricomporre e lavorare, lavorare tanto, tanto e sodo.

Eles





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