la rosa e la spina


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Mostra "Le storie che fanno la storia"

Iniziative

Avere e fare memoria

La memoria che resiste al tempo è quella che ha ancora a che fare con il presente, difatti ricordiamo ciò che preme e che ci è indispensabile per affrontare questioni quotidiane. Ricordiamo anche quando siamo aiutate a farlo. A volte ci arrivano i pezzetti d' esistenza o ruzzolano fuori sentimenti perché qualcosa, o qualcuna/o li chiama alla nostra memoria.
Difatti ricordare è tenere presente, mantenere/portare davanti agli occhi quel che ci è accaduto o che è successo ad altre/i.
Questo movimento dello sguardo portato nel presente, implica che dal presente si guardi un fatto o un concatenarsi di fatti, ormai distanti e lontani nel tempo, per giungere ad attualizzare il passato nel presente.
Quindi abbiamo recuperato e raccontato questa storia, attraverso le narrazioni delle persone che hanno partecipato a formarla e a renderla vita incarnata.
Fare questo significa riportare all 'oggi ciò che è avvenuto ieri, o meglio, ricordiamo e vediamo adesso quello che è avvenuto tempo prima. Perciò teniamo, tratteniamo, portiamo al presente una parte di storia che vogliamo vedere per consultarla. In fondo, la storia è un'inesauribile enciclopedia dell 'esistente che si può sfogliare, leggere e rileggere.
Noi pensiamo che il modo migliore per rivedere la nostra storia e quella delle altre/i, sia di porsi davanti ad essa con delle domande che il presente ci pone.
Noi come Associazione "La rosa e la spina" ci disponiamo con attenzione davanti a questo libro di storie raccontate in soggettiva dalle donne che hanno vissuto il tempo delle grandi fabbriche tessili; impasto di fatica, privazioni, ma anche di forte vitalità e tenuta nel bene comune che è condivisione della vita.
Per questo abbiamo sentito la necessità di dare parola ai patimenti e alle attese delle donne che c'erano e che hanno vissuto questa storia di lavoro nelle fabbriche tessili, con lo sguardo gentile, ma anche sincero, di chi vuol far vedere tutta la materialità e fisicità che c'era, che era sovrapposizione della fatica, sfruttamento per le condizioni dure di lavoro, ma anche sostegno reciproco, forte solidarietà per dare senso e alleggerimento alla durezza alienante del lavoro in fabbrica.
Un esercizio assai praticato dalle donne che, in ogni condizione di forte necessità o precarietà che la vita pone, mettendosi insieme, superando le incertezze, i pregiudizi personali, costruiscono una nuova comunità sociale fatta di protezione del bene comune che è un atto creativo di permettere che la vita continui, fluisca regolarmente e renda possibile ma anche migliore la vita stessa.

1 dicembre 2012
Giusi Galvagni dell'Associazione " La rosa e la spina "


Le donne de "la Rosa e la spina" con alcune ex operaie del CBO

Operaie del CBO 1956

La mostra

Antonia Pozzi

-Periferia-
Sento l'antico spasimo
-è la terra
che sotto coperte di gelo
solleva le sue braccia nere-
e ho paura
dei tuoi passi fangosi, cara vita,
che mi cammini a fianco, mi conduci
vicino a vecchi dai lunghi mantelli,
a ragazzi
veloci in groppa a opache biciclette,
a donne,
che nello scialle si premono i seni-

E già sentiamo
a bordo di betulle spaesate
il fumo dei comignoli morire
roseo sui pantani

Nel tramonto le fabbriche incendiate
ululano per il cupo avvio dei treni…

Ma pezzo muto di carne io ti seguo
e ho paura-
pezzo di carne che la primavera
percorre con ridenti dolori. 21 gennaio 1938


Periferia

Lampi di brace nella sera:
e stridono
due sigarette spente in una pozza.

Fra lame d'acqua buia
non ha echi
il tuo ridere rosso:
apre misteri
di primitiva umanità.

Fra poco
urlerà la sirena della fabbrica:
curvi profili in corsa
schiuderanno
laceri varchi nella nebbia.

Oscure
masse di travi: e il peso
del silenzio tra case non finite
grava con noi
sulla fanghiglia,
ai piedi
dell'ultimo fanale. 19 gennaio 1936

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