la rosa e la spina


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Serata solidarietà con le donne de l'Aquila

Iniziative

News

Sabato 10 dicembre ore 19,45

ASSOCIAZIONE CULTURALE
“LA ROSA E LA SPINA“
COMUNE DI VILLANUOVA SUL CLISI

INDOVINA CHI
VIENE A CENA?
Serata di solidarietà con
le donne de L’Aquila:
. Ingresso libero .


.
proiezione del film di Ivana Trevisani
dal titolo
“LA’ QUI LA’ ” Vite disperse

. testimonianze di
Graziella Cucchiarelli e Isabella Tomassi,
donne aquilane

seguirà
.
cena al costo di € 20,00
per chi vuole sostenere le donne de L’Aquila

c/o la sede della Compagnia “ Fil de fer “ in via casette C.B.O. n°42 Villanuova
prenotate la cena al 0365 372510 ~ 3341405014 perché i posti sono limitati

scarica il volantino

Ce l'hai fatta, stronzo! di Anna Tellini

La malattia di mia sorella mi aveva resa folle a sufficienza. Non
sarebbero state quattro scosse a piegarmi, a mutare il mio modo
di vivere. Di cui, sì, ero davvero insoddisfatta…
CE L'HAI FATTA, STRONZO! Ora siamo io, e l'evidenza
scandalosa del terremoto.
Il lampadario si frantuma sulle mie gambe
L'angolo della parete mi si apre davanti
Una polverosa luce lunare invade la mia stanza
Non capisco da che parte sia condotto il mio corpo, come
neanche in certi luna-park
Io sono fuori da me stessa come un coniglio scorticato e
rovesciato
E da lì osservo tutto come un film dell'orrore
Ma sono anche dentro, e questa me regredisce alle caverne, e si
chiama panico
Un rimestio nel cervello
Bisogna aspettare che la scossa finisca, pontificava mio padre
È importante essere sempre in ordine, asseriva mia madre
La centrifuga non finisce e il boato - ma il termine è povero -
racconta la terra che si spezza
La casa antica rovista nella sua memoria il terremoto del '700,
per ricordarsi come deve fare

Io sono sola e non mi appello a nessuno `
Anzi no, mi appello a me stessa
Ora mi sono madre, e voglio difendere il mio nucleo più prezioso
Ora la casa sta cercando un nuovo equilibrio
Decido di muovermi
La prima cosa è vestirsi di tutto punto
Il reggiseno però non lo trovo
La luce non c'è, il cellulare è muto,
Provo a fare ordine in casa, poi realizzo che è da folli
Mi fermo a pensare al "kit del terremotato"
Soldi? Patente? Occhiali?
Sono tutta adrenalina, lucidità raggelata
La porta non si apre
No, non si apre
Dunque morirò
Non voglio stendermi, né sedermi, per non lasciarmi andare ·
Mi troveranno con la borsa a tracolla e la mia dignità
Non piango
Non urlo
Aspetto
Guarda un po', mi liberano.

La città ha perso ogni ancoraggio, Bachtin direbbe che è
carnevalizzata
La cultura non si mangia ma aiuta a interpretare
e quella russa anche a resistere
Coi suoi racconti sul lager Salamov me l'ha insegnato, che la
libertà passa innanzitutto per il corpo,
anche se il terrore fabbrica corpi docili
bachtinianamente la morte può essere gravida
La città ha perso ogni ancoraggio
io "ho visto cose che voi umani..."
che voi umani cullati nelle abitudini intatte
non potete immaginare
occhi muti di espressione
brulichio di corpi sbreccati
esuli dalla norma quotidiana
qualcuno è a piedi scalzi, qualcuno sanguina
in un ribollire di percezioni in stato di sfaldamento
in un reale corroso dal dubbio vischioso:
ma non ci avevano, i reggitori delle pubbliche sorti, rassicurati?
Gli sciacalli dell'informazione sono già all'opera
Non siamo carne, e menti, straziate
siamo notizia
e intanto scavalchiamo macerie e paure
noi, creature pure e impure, diluviane
in questa nuova vita preistorica
tra rocce vagamente simili a case
là dove secoli prima sorgeva L'Aquila.
La vita preistorica ci infantilizza
Dipendiamo in cerca di accudimento
Il Reggitore dei reggitori, l'Ente Supremo risponde
e, da buon padre,
sventra la terra per noi
e ci regala, con un tetto,
anche uno spumante di benvenuto
in cambio saremo figuranti dell'Evento
Obama e gli altri saranno qui!
Politici piccoli si affrettano raggianti
a immortalarsi in servizievole catatonia
Le last ladies, merce scadente, irretite nella
geometria gerarchizzata dei campi di tende e
Alle first, invece, il brivido di un simulatore
tellurico eroticamente si apparecchia
Derisoria, la militarizzazione si degna di partire
Il cerimoniale è giocato ne]l'ombra,
avulso dalla percezione quotidiana
di abitanti con lasciapassare
che ignorano chi sia il nuovo occupante …



SIGNORI VENGHINO VENGHINO SIGNORI
La Grande Deportazione va a incominciare
in alberghi che altrove ingozzano l'angoscia
qui però argentee ciotoline
titillano gli ospiti importanti.
Quel che fu città chiude per G8 ma
il Grande Architetto sorride condiscendente
lambendo di tanto in tanto qualche natica fresca.
Dimenticavo: anche il cimitero è interdetto
In calca vischiosa e garrula
agglutinandosi come
fastosa pappa di mosche schiacciate
dal fango primordiale guizzano fuori
congreghe di compagni di merende
(sì, anche nostrani)
a compiacersi dei propri visceri
a saturare i loro sottosuoli
di soldi vettovaglie e di prebende
Parole e atti sciamano in tensione
l'offesa cresce fino alla condensa
pudore rabbia e lìnfe resilienti
La malinconia irrora le pietre e i passanti
Colti in fallo, gli edifici se ne stanno umiliati
Intersecando colonne di dialoghi
i pensieri pensano se stessi
La Facoltà ora è una tenda che suda
È un angolo trasandato della simmetria della mente
Su un prato improbabile interrogo
fumando con goduria insperata
studenti dalla vita interrotta
e l'anima rugosa.
Come bozze di stampa umide
la nostalgia impagina i viali,
rilega i giardini
Siamo dovunque. In nessun luogo.
Andiamo.
Segno certo che restiamo dentro
un cerchio non aperto


Erbe arcane trionfano ovunque
mentre le piogge e le scosse triturano
quel che ancora si può
Nella distruzione delle cose
gode l'antico demone, il vetusto caos
Noi
disperse
come punti esclamativi in cammino
accogliamo
donne ora doppiamente violate
La zona rossa è uno spazio in continua espansione
come se si svegliasse in essa un'altra vita
notturna, incomprensibile e avversa
La città scivola via clandestina
rarefatta di forme e contorni
Tra tutta questa pena nelle strade e nelle menti
sotto questa alienazione
apprendiamo la neolingua del sisma
cratere CAS MAP MAR MUSP
Il bispensiero produce ordinanze
per farci assumere coscientemente l'incoscienza
I paragrafi si animano
Nei paragrafi un che di mistico e vorace
ingoia le esistenze frammentarie:
così impariamo l'esilio dello Stato
"Macerie di tutta Italia, uniamoci"
sciogliendo l'esclusione, dunque l'affanno
e vengono in seicento da noi a maggio
ad irrigarci di esperienze forti
ad insinuarci una vita nuova
un finale diverso,
le donne
chiamate da noi donne.
Sì, la morte è gravida davvero
e noi adesso non ci accontentiamo
e tendiamo, direbbe forse Luisa, alla perfezione
e leggiamo parole bellissime
anche se non sono già scritte
E vediamo,
cose bellissime
piene di eccentrico buonsenso
anche se non ci sono ancora.
Nella città rarefatta si muove
l'energia atavica e semplice
del pensiero e del desiderio.
E quel che oggi elaboriamo
è un modo mobile e danzante di abitare
la nostra vita.


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